Carburatori
e kit
Autore: Franz Con
effetto 'autoraddrizzante' si definisce quel fenomeno
che determina un repentino riallineamento della moto
nelle situazioni in cui si ricorre ai freni anteriori
con il mezzo già inclinato. Questo determina
automaticamente una diminuzione dell'angolo di piega
impostato, con relativo sottosterzo e inevitabile
abbandono della traiettoria prescelta.
Questo
fenomeno è causato dalle forze che si sviluppano
tra pneumatico ed asfalto, a causa della coppia frenante
trasmessa a terra dal disco. Il problema è
legato solo in piccolissima parte ad una minore o
maggiore avancorsa ed il fenomeno si attenua solo
in modo marginale al diminuire di essa. Altri parametri
che possono influire su tale comportamento sono il
peso complessivo della moto, che deve essere più
basso possibile, l?altezza del baricentro e la distribuzione
dei pesi. La velocità a cui si effettua l?operazione
di frenata invece non ha effetti determinanti sul
tipo di reazione.
Ciò
che va sottolineato è come il parametro fondamentale
a cui è legato tale comportamento sia da ricercarsi
nel tipo e nelle caratteristiche del pneumatico anteriore.
L'effetto 'autoraddrizzante' è, infatti, determinato
dalla deformazione subita dalla sua carcassa nel punto
di contatto col terreno.
Nel
momento in cui si azionano i freni si trasferisce
alla ruota una coppia che poi si scarica a terra attraverso
il pneumatico, secondo un'azione tangenziale. Nei
casi in cui la moto procede in rettilineo tale reazione
vincolare non possiede alcuna componente trasversale,
la forza cioè si manifesta esclusivamente nella
direzione longitudinale, che è poi quella del
mezzo. Frenando in tale situazione si genera un comportamento
stabilizzante; infatti si produce uno schiacciamento
nel punto di contatto tra pneumatico ed asfalto ed
aumenta l'inerzia della moto.
Se
ci si trova in curva e quindi inclinati, la reazione
vincolare non è più puramente tangenziale
rispetto al pneumatico, ma presenta anche una componente
trasversale. La deformazione subita dalla gomma anteriore
a questo punto non è più dovuta ad una
semplice compressione, peraltro simmetrica rispetto
alla linea mediana della copertura, ma ad una torsione
sul cerchio stesso.
La
zona di contatto tra pneumatico e asfalto, sotto l?elevata
pressione causata dal trasferimento di carico, tende
cioè a ruotare intorno ad un asse che risulta
parallelo agli steli forcella e che passa per il cannotto.
La geometria della deformazione e le successive reazioni
della carcassa, determinano una forza, con componente
trasversale al moto del veicolo, che si trasferisce
sul mezzo attraverso il cerchio e la forcella, causando
l'indesiderato effetto autoraddrizante. A parità
di deformazione l'effetto è minore quanto è
minore la distanza tra asse ruota e cannotto di sterzo
e quanto è minore l'inclinazione del cannotto
stesso.
Il
fenomeno è piuttosto fastidioso e se si entra
in curva con i freni ancora tirati la moto fatica
a scendere in piega, per poi cadere bruscamente all?interno
una volta mollata la leva. L'effetto autoraddrizzante
aumenta notevolmente al diminuire della rigidità
del pneumatico anteriore. Logicamente coperture turistiche
o dotate di un'elevata altezza della spalla presenteranno
il fenomeno in modo piuttosto accentuato.
Voglio
quindi sottolineare come sia poco conveniente andare
ad intervenire sulle geometrie dell'avantreno, nel
tentativo di limitare tale effetto: questa procedura
porterebbe, infatti, scarsi vantaggi, causando però
scompensi d?assetto o peggioramenti nella guida in
molte altre condizioni di utilizzo.
Per
eliminare il problema alla radice è necessario
adottare dei pneumatici dotati di carcassa studiata
appositamente per reagire in modo corretto a questo
tipo di sollecitazione e che limiti al massimo la
deformazione trasversale nella zona di contatto col
terreno.
Le
gomme slick da corsa, ad esempio, sono realizzate
per limitare fortemente tale fenomeno e da molti anni,
ormai, permettono ai piloti vere e proprie staccate
al limite, anche a moto inclinata. Tale
tecnologia è poi stata trasmessa anche ai pneumatici
stradali, ed oggi le coperture marcatamente sportive
si mostrano sempre più insensibili al fenomeno.
La struttura delle carcasse in acciaio, delle tele
radiali e con incrocio a zero gradi, ha aiutato moltissimo
a limitare l'inconveniente; particolarmente efficaci
sotto questo aspetto sono sempre risultate le coperture
della Pirelli, dalle prime Dragon, alle attuali Evo
Supercorsa. La concorrenza però non è
da meno e le Rennsport della Metzeler, le D208 GP
della Dunlop, le Michelin Pilot Race presentano tutte
un'elevata capacità di annullare l'indesiderato
effetto autoraddrizzante.
Tratto
da Special Tuning Bike |